FES

L’ÉLITE DEL CUOIO E GLI ODORI COLORATI

Fes ha un modo tutto suo di imporsi ai sensi. La bellezza delle sue porte monumentali, delle madrase e dei cortili rivestiti di zellige convive con gli odori penetranti delle concerie, il richiamo dei venditori, la fatica dei trasportatori e la confusione dei vicoli. È stata una capitale politica, religiosa e intellettuale del Marocco; oggi conserva il prestigio di una città che ha contribuito a formare il gusto, i saperi e le gerarchie dell’intero Paese. Entrarci significa attraversare una storia ancora abitata.

Il fascino di Fes sta proprio in questa vicinanza estrema fra raffinatezza e lavoro materiale. Dietro una porta quasi anonima può aprirsi un cortile magnifico; a pochi passi da una scuola coranica decorata con precisione minuziosa, un artigiano lavora il metallo, il legno o la pelle. La medina chiede attenzione: ci si perde, si torna sui propri passi, si impara a riconoscere una strada dall’odore prima ancora che dalla forma.

LA MATERIA DELLE CONCERIE

Fes el-Bali è il nucleo storico della città, un tessuto urbano densissimo fatto di strade strette, fondouk, botteghe, moschee, fontane e abitazioni organizzate intorno a cortili interni. Le sue dimensioni e la continuità dell’impianto tradizionale hanno contribuito al riconoscimento della medina come patrimonio mondiale dell’UNESCO. Qui il traffico automobilistico lascia spazio a piedi, carretti e animali da soma, mentre il commercio segue percorsi che si sono adattati nei secoli alla vita della città.

La materia di Fes è anche una grammatica decorativa: legno di cedro intagliato, stucchi, mosaici di ceramica, archi e geometrie che trasformano gli edifici religiosi e le dimore storiche in esercizi di pazienza artigiana. Ma la città vive attraverso la manutenzione di questa bellezza. Le superfici si consumano, le case hanno bisogno di restauri, l’acqua e l’umidità agiscono sulle strutture. Il patrimonio monumentale e quello domestico condividono la stessa vulnerabilità.

I Retroscena: Fondata tra l’VIII e il IX secolo sotto gli Idrisidi, Fes crebbe grazie ai commerci e all’arrivo di comunità provenienti anche da al-Andalus e da Kairouan. La sua identità urbana assorbì tradizioni arabe, amazigh, andaluse ed ebraiche, dando vita a una cultura cittadina riconoscibile nella musica, nella cucina, nell’artigianato e nelle forme della vita religiosa. L’appartenenza fassi divenne nel tempo un segno di prestigio per famiglie di mercanti, studiosi e funzionari che ebbero un ruolo importante nella storia marocchina.

La moschea al-Qarawiyyin, tradizionalmente attribuita a Fatima al-Fihri e datata all’859, è uno dei centri più celebri di questa storia. Attorno a essa si è sviluppata una lunga tradizione di insegnamento religioso e giuridico, di circolazione dei libri e di autorità intellettuale. La città ha continuato a cambiare dinastie e funzioni politiche, ma il suo prestigio culturale ha attraversato i secoli.

Il lavoro del cuoio rende visibile l’altra faccia di questa eredità. Alle concerie di Chouara le vasche disegnano una trama di cavità riempite di liquidi chiari e pigmenti, osservabile dall’alto delle terrazze circostanti. La lavorazione delle pelli richiede immersioni, trattamenti e passaggi ripetuti; alcune tecniche impiegano ancora sostanze tradizionali, accanto a pratiche e materiali che si sono evoluti. È un mestiere duro, esposto agli odori e alle condizioni fisiche del lavoro, dal quale dipende una filiera di artigiani e commercianti.

A Fes el-Jdid si trova invece il mellah, lo storico quartiere ebraico sorto nel XV secolo vicino al palazzo reale. Le sue facciate, con balconi e aperture affacciate sulla strada, offrono un paesaggio architettonico diverso da molti cortili introversi della medina. La presenza ebraica è parte integrante della storia di Fes, segnata da periodi di convivenza, protezione, tensioni e migrazioni. Anche queste strade raccontano una città costruita dall’incontro fra comunità.

Le mie impressioni pratiche: Camminare a Fes el-Bali richiede una certa resistenza. I passaggi si restringono, i rumori rimbalzano fra le pareti, gli odori delle spezie si mescolano a quelli delle pelli e degli scarichi. In alcuni tratti la sporcizia è evidente e la pressione commerciale diventa insistente. Mi è capitato di incontrare intermediari pronti a offrire indicazioni e a trasformare una semplice richiesta di aiuto in un percorso obbligato fra negozi e terrazze panoramiche. La città sa essere estenuante, soprattutto quando si cerca di attraversarla seguendo soltanto una mappa.

Alle concerie l’odore è una presenza fisica. Le foglie di menta offerte ai visitatori sulle terrazze sono diventate quasi un piccolo rito: si avvicinano al naso per attenuare la sensazione più pungente, mentre sotto gli occhi il lavoro continua dentro le vasche. È una scena che resta impressa per la distanza fra il colore, bellissimo dall’alto, e la fatica concreta di chi lavora in basso. Il cuoio delle borse e delle babbucce esposte nei negozi nasce da una materia che conserva l’impronta del corpo e del mestiere.

Qualche parola di darija aiuta a spostare la relazione fuori dal linguaggio delle compravendite. Anche qui, dietro la pressione delle vie più frequentate, esistono ritmi domestici e forme di ospitalità che il visitatore frettoloso rischia di attraversare senza vedere. Fes va affrontata con pazienza, accettando di perdersi e imparando a distinguere le scorciatoie interessate dalle indicazioni offerte con semplice gentilezza.

I TACCUINI DEL SILENZIO

Nella mia memoria Fes ha soprattutto un odore.

Lo sento ancora prima di ricordare la disposizione delle sue porte o i dettagli delle madrase: un miscuglio acre di cuoio, umidità, spezie e strada, capace di rendere quasi tangibile la densità della medina. È una città che non si preoccupa di risultare gradevole in ogni momento. La sua forza sta nella sovrapposizione di vite e attività che continuano a occupare lo stesso spazio.

Poi basta lasciare alle spalle la pianura del Saïss e salire verso il Medio Atlante perché cambi l’intero paesaggio. A Ifrane compaiono tetti spioventi, viali ordinati e in inverno la neve; più avanti, intorno ad Azrou, le foreste di cedri ospitano le bertucce e raccontano un Marocco montano fatto di pascoli, villaggi e boschi. A Sefrou la memoria della convivenza ebraico-musulmana incontra quella dei frutteti e della festa delle ciliegie, che ha dato notorietà alla città.

Questo passaggio dalla medina alle montagne è uno dei contrasti che amo del Marocco.

La strada cambia il clima, i materiali delle case, la vegetazione e perfino il modo in cui si percepisce il silenzio. A Fes l’aria sembra trattenere tutto; fra i cedri si allarga.

Eppure, quando penso a quella parte del Paese, sono ancora le vasche colorate di Chouara a tornare per prime, insieme alla menta avvicinata al naso e alle voci che risalivano dai vicoli.

Fes resta così: raffinata e sfiancante, splendida e ruvida, capace di trasformare un odore sgradevole in un ricordo impossibile da confondere con qualunque altro luogo.

Dietro la bellezza di un oggetto artigianale ci sono corpi al lavoro, odori, fatica e competenze costruite negli anni. Ammirare il risultato senza vedere chi lo produce significa coglierne soltanto una parte.

In «I figli delle ustioni», la narratrice riconosce quanto sia facile attribuire un significato sbagliato a gesti e comportamenti sconosciuti. La dignità non coincide con le apparenze: emerge quando ci si concede il tempo di comprendere le persone oltre la prima impressione.

SULUK

IL LIBRO

Il viaggio dell'ombra

«I loro modi grezzi e la totale assenza di spiegazioni mi avevano resa giudicante.»

ESPLORA OLTRE IL GIÀ VISTO

La strada ha molte sfumature e non si esaurisce qui. Spingiti oltre le apparenze, attraversa i filtri del già visto e scegli da dove continuare il tuo viaggio.

LA GEOGRAFIA DELLA PARANOIA: OLTRE I PREGIUDIZI

Dalla Romania all'Iran, i pregiudizi deformano la realtà. Il viaggio diventa una sfida alle certezze e ai giudizi ereditati.

LA BARAKA: QUANDO IL SACRO ABITA LUOGHI E PERSONE

Una benedizione attraversa persone, genealogie e paesaggi. La baraka racconta protezione, pellegrinaggi e memoria collettiva.

The Travelling Shadow

Geografia, cultura e incontri dal mondo reale. Un viaggio indipendente oltre i confini del turismo di massa.

Alcuni link presenti sul sito sono affiliati e possono generare una commissione senza costi aggiuntivi per il lettore. In qualità di Affiliato Amazon, questo sito riceve un guadagno dagli acquisti idonei.

© 2026 Francesca Pavesi – The Travelling Shadow | Tutti i diritti riservati

ESPLORA
SULUK
Il viaggio dell'ombra
SOSTIENI IL PROGETTO
INFORMAZIONI

Se trovi valore in questo lavoro, puoi offrirmi un caffè e contribuire a farlo crescere.

Viaggiare richiede di prendere posizione.