CIELO AFGHANO, AFGHANO CIELO

Yazd | Iran

Ci sono sguardi che non si possono dimenticare. Ci sono sguardi che non si devono evitare. Quelli sono gli sguardi della gente morta. Che cosa può uccidere un uomo, tenendone in vita solo il corpo?

E il corpo che vidi quella mattina di puro sole a Yazd portava freddo. Un nero chador lo avvolgeva completamente come pietra tombale. Le sue oscure pieghe erano piene della sabbia che aveva arso i piedi di un pazzo andato di corsa a bere acqua nel deserto. Della melodia di un folle ubriaco che aveva danzato per la morte.

Chi era quel fantasma?

La seguii. Senza ragione, dimenticando la sciocca logica che pregiudica il mistico.

In quel fantasma vi era qualcosa di maledetto che l’aveva tenuta in vita. Qualcosa di benedetto che l’aveva uccisa.

Chi era quel fantasma? Cos’era questa poesia silenziosa che mi traghettava verso pericolosi pensieri?

In quel fantasma vi era una foglia di palma secca messa a trattenere la polvere della disperazione.

In quel fantasma vi era una foglia di palma secca messa a trattenere la polvere della gioia.

Chi era quel fantasma con le caviglie umane? Era un jinn? Era di questo mondo o un messaggero trasmutato in donna?

In quei piedi scalzi vi era la fatica della libertà.

In quei piedi scalzi vi era la fatica della prigionia.

Chi era quel fantasma? Perché vagava nella città dei venti sacri?

La sua anima era un raggio di luce, ferocemente cupo.

La sua anima era un grido di buio, ferocemente etereo.

Chi era quel fantasma? Chi era quel demonio che l’aveva resa tale?

Dove finiva uno e dove iniziava lei?

Povera creatura. Uccello selvatico incatenato dalla foschia.

Povera creatura. Uccello in gabbia che aspettava un nobile guerriero di luce.

Chi era quel fantasma che vagava senza meta e senso tra i vicoli di argilla?

La seguii. Con ragione, dimenticando la sciocca sacralità che pregiudica la logica.

Le passai accanto. Non profumava di niente. Il fantasma aveva bevuto la sua Verità.

Le passai accanto. Non profumava di niente. Il fantasma aveva bevuto la sua Illusione.

Da che parte aveva combattuto quella donna?

Chi le aveva tolto la vita, lasciandole la vita?

Le passai accanto. Capii che nella sua terra aveva combattuto in silenzio.

Le passai accanto. Capii che in questa terra stava combattendo in silenzio.

Creatura sacra, creatura demoniaca.

Creatura di caos, creatura d’ordine.

Fermati. Fermati.

Guardami. Guardami.

© 2026 Francesca Pavesi. Tutti i diritti riservati.
Testo tratto da Suluk – Il viaggio dell'ombra.

È vietata la riproduzione, anche parziale, senza autorizzazione dell'autrice.

Questo è un frammento di Suluk – Il viaggio dell'ombra

The Travelling Shadow

Geografia, cultura e incontri dal mondo reale. Un viaggio indipendente oltre i confini del turismo di massa.

Alcuni link presenti sul sito sono affiliati e possono generare una commissione senza costi aggiuntivi per il lettore. In qualità di Affiliato Amazon, questo sito riceve un guadagno dagli acquisti idonei.

© 2026 Francesca Pavesi – The Travelling Shadow | Tutti i diritti riservati

ESPLORA
SULUK
Il viaggio dell'ombra
SOSTIENI IL PROGETTO
INFORMAZIONI

Se trovi valore in questo lavoro, puoi offrirmi un caffè e contribuire a farlo crescere.

Viaggiare richiede di prendere posizione.